In provincia di Latina, sulle ultime propaggini dei monti Aurunci, subito alle
spalle della cittadina di Fondi, sono stati ritrovati i resti della perduta
citta' di Amyclae, uno dei primi centri urbani del Lazio, famosissima nell'antichita'
e di cui si erano perse le tracce gia' alla fine del IV secolo a.C.
La scoperta, presentata sul nuovo fascicolo della rivista ''Archeologia
Viva'', e' stata effettuata dagli archeologi Lorenzo Quilici dell'Universita'
di Bologna e da Stefania Quilici Gigli dell'Universita' di Napoli durante
approfondite indagini condotte sul terreno con gli studenti. Durante gli
scavi sono gia' tornate alla luce le rovine di alcune case e una parte delle
gigantesche mura. Molti autori latini ricordano Amyclae nei loro testi,
parlandone come di una citta' mitica di cui gia' ai loro tempi si erano
perse le tracce. Fra questi Plinio il Vecchio che parlando del famoso vino
Cecubo afferma che il vitigno era coltivato nella zona del golfo di Amyclae,
diventato oggi la piana di Fondi. Altri autori latini riferiscono che la
citta' sarebbe stata fondata, come Taranto, da un gruppo di spartani, non
senza l'intervento di divinita' e personaggi mitici. La sua stessa fine
veniva ricordata nel mondo antico come un evento straordinario, avvolta nel
silenzio, con gli abitanti sterminati da migliaia di serpenti usciti dalle
paludi. Il motivo per cui del famoso centro laziale, vissuto fra VI e IV
secolo a.C. e interamente costruito in dura pietra calcarea, si era
completamente persa la memoria costituisce da solo una vera curiosita'
storica, spiegabile tuttavia, affermano gli archeologi, con il fatto che il
pianoro in cui sorgeva la citta' si raggiunge con estrema difficolta' dopo
una lunga arrampicata e che le pur imponenti rovine si mimetizzano fra le
rocce della montagna e i recenti terrazzamenti agricoli.