Ritrovata Amyclae la città di Castore e Polluce
Sepolta dall' oblio per 2300 anni, due archeologi l'hanno
individuata
sulla collina che sovrasta Fondi
Era perduta, dimenticata. Una città intera sepolta nell'
oblio. Da 2300 anni. Eppure sta in una zona arcinota, la terra di Fondi nel
Lazio meridionale, a due passi dalla via Appia regina viarum. Sta allo storico
confine tra regno di Napoli e Stato Pontificio, terra di militi e di briganti.
Sta all' interno di un parco, il parco dei monti Aurunci, e custodisce tra le
sue mura le preziosissime orchidee selvagge. Mura alte, imponenti, "ciclopiche"
come vengono chiamate perché fatte di massi enormi l' uno sull' altro.
Conosciutissime alla gente della zona che però nessuno studioso aveva ancora
voluto ascoltare. Lo hanno fatto Lorenzo e Stefania Quilici, archeologo dell'
Università di Bologna l' uno, della Seconda Università di Napoli l' altra. Hanno
ascoltato le voci moderne e ricordato le moltissime leggende antiche. La mitica
Amyclae. La grande città di quelle terre, fondata addirittura dai gemelli
Castore e Polluce, e da Glauco figlio di Minosse. La città del re Camerte che
combatté al fianco di Turno contro Enea, come ricorda Virgilio. La città che a
detta di Plinio e Marziale produceva il famosissimo vino Cecubo. Così importante
da dare persino il nome al suo mare, sinus Amyclanus, il golfo di Amyclae. Oggi
il golfo tra il Circeo e Gaeta. A un certo punto crollò. Abbandonata. C' è chi
favoleggia che fu invasa dai serpenti, e chi racconta strane storie sui suoi
abitanti seguaci di una setta pitagorica che rispettava il silenzio. Anche nel
momento di maggior pericolo, quando gli assalitori erano alle porte, loro
tacquero e non chiesero aiuto. E furono annientati. Già nel II secolo a. C. il
poeta Lucilio, nato nella Vicina Sessa Aurunca e dunque buon conoscitore di
quelle zone, parla di Amyclae come di storia passata. Già leggenda. La cercarono
in molti, Amyclae. Molti storici moderni. "Tutti convinti però che fosse in
pianura. E alla fine dissero persino che era sprofondata nel lago di Fondi",
racconta Quilici. "Mentre dicerie del luogo l' avevano collocata alle cosiddette
'Vasche di Amyclae' , nel bosco che sta tra il lago e il mare. Ma i ruderi che
si vedevano lì un tempo erano di età romana". Nessuno, insomma, aveva mai alzato
lo sguardo verso il monte Panara, proprio sopra Fondi. Nessuno aveva percorso la
faticosissima mulattiera che oggi sale alla sommità del piccolo monte, solo 300
metri di altitudine. Una sommità piatta, perfetta per piazzarci una città da cui
controllare la pianura e il mare. E così vasta da poter ospitare una città di 33
ettari, cioè grande davvero, e cinta da mura lunghe 2,7 chilometri. Ancora
visibilissime per molti tratti. Il resto si è ricostruito studiando con
attenzione i rilevamenti del Reale Officio Topografico degli anni 1836-40, foto
aeree del 1954 e recenti, con prospezioni sistematiche e con riprese aeree
"mirate" da elicottero. La pianta è bella già di per sé, a forma di cuore. "Ha
tre porte d' ingresso, e persino un bastione a controllo di una delle porte e
della sua via d' accesso che è tatticamente avanzatissimo per l' epoca",
continua Quilici. "Lo stile delle mura dice che furono costruite verso il VI
secolo a. C., e i molti frammenti di tegole, coppe e vasellame vario in ceramica
trovati all' interno della città, dicono che la vita lì continuò fino al III
secolo a. C." Cioè quando Fondi cominciò a diventare importante. Le date
coincidono. La gente lascia i monti e scende a valle. "Forse a causa di un
terremoto, come parrebbe dai massi delle mura slittati in molti punti". Dunque
nessuna invasione di serpenti o di orridi nemici. "Sempre che quella sia davvero
Amyclae", puntualizza Quilici che presenterà la scoperta a Fondi il 24 marzo
prossimo. "Manca ancora il dato certo. Ma le coincidenze sono davvero troppe".
Cinzia dal Maso - La Repubblica 17-03-06, pagina 41,
sezione cronaca