Gli studiosi locali prendono
le distanze da Quilici e Gigli. Ad avviare la bagarre l'intervento del luminare
sulla Rai. Città di Amyclae, una scoperta contesa tra gli storici. Circa un anno
fa, nel salone di Villa Placitelli, gli archeologi Lorenzo Quilici
dell'Università di Bologna e Stefania Gigli, della II Università di Napoli
avevano esposto nel corso di una conferenza un dossier contenete i primi
risultati degli studi effettuati sulle mura ciclopiche scoperte in località
Pianara. Secondo la teoria dei due archeologi i resti rinvenuti sulla piccola
collina sarebbero potuti appartenere alla leggendaria città di Amyclae
un'ipotesi che quindi confuterebbe la leggenda secondo cui la città sarebbe
sorta sulle sponde del lago di Fondi. Dopo un anno di silenzio dalla conferenza,
sabato sera, si è tornato a parlare dell'importante scoperta su Rai Tre nel
corso dell'edizione del telegiornale regionale. L'archeologo Lorenzo Quilici ha
ribadito quanto dichiarato nel corso della conferenza a Villa Placitelli, un
intervento che a quanto pare ha sollevato le polemiche degli storici locali da
molti anni impegnati nella ricerca della città di Amyclae. «Da almeno due
secoli, - si legge in una lettera aperta firmata dallo storico Albino Cece tra
gli autori della scoperta del monastero di Sant'Angelo del Pesclo - gli studiosi
di Fondi sono andati alla ricerca della collocazione dell'antica Amycle. Ad
esempio, il fondano Giovanni Sotis ci ha lasciato relazioni addirittura di suoi
scavi effettuati su sollecitazione del Principe di Fondi nei primi anni
dell'ottocento; e prima di lui se ne era occupato il padre Biagio Sotis. Da
ultimo se n'è occupato anche monsignor Mario Forte, di felice memoria, massimo
storico di Fondi. Tutti hanno la certezza della collocazione costiera
dell'antica Amycle e mai nessuno si è mai sognato di supporre una sua
collocazione in montagna come hanno ipotizzato di recente alcuni luminari
dell'archeologia in un elegante convegno supportato, a quanto pare, dalle
pubbliche istituzioni locali. Al contrario, gli studiosi fondani mai hanno avuto
alcun incoraggiamento o sostegno tecnico e finanziario per approfondire le loro
ipotesi. I nuovi archeologi, anche se preparati e con un curriculum di tutto
rispetto, sono digiuni della topografia e della toponomastica locale, eppure
sembrano voler 'colonizzare' la nostra cultura stravolgendo due secoli di studi.
Nessuno ha mai sostenuto gli studiosi locali, tutti sembrano accondiscendere ai
luminari forestieri e questo non sembra un comportamento adatto alle pubbliche
istituzioni che non dovrebbero mai perdere di vista l'incremento della cultura
sul proprio territorio». Mentre quindi Lorenzo Quilici parla della scoperta ai
microfoni di Rai Tre dando quasi per certa l'ipotesi del ritrovamento della
città di Amyclae, gli storici fondani prendono le distanze dai 'luminari
forestieri' fiduciosi delle proprie teorie e soprattutto di quella conoscenza del
territorio che solo anni di studi possono dare.
Lunedì 23
Aprile 2007 - Maria Sole Galeazzi - Latina Oggi