La favola della città muta
Ho aperto gli occhi questa mattina. E non ero a casa. Mi sono
stiracchiata tutti i muscoli, piegando la schiena da un lato e dall'altro, prima
di voler capire dove mi trovassi. Ero a terra, all'aperto. Accanto a me un muro
alto circa 4 metri e mezzo. Sembrava una fortezza. Mi sono alzata lentamente
mentre mi strofinavo gli occhi cercando di evitare i forti raggi del sole. Non
vedevo bene. I colori erano strani, quasi alterati da un filtro color seppia.
Volevo capire dove mi trovavo. Faceva caldo. Ho camminato lungo il muro per
diversi metri finché ho scorto una fessura. Ho guardato. E quello che ho visto
un po' mi ha spaventato e un po' mi ha rassicurato. C'era una città. Un'intera
città con gente che camminava e che lavorava. Ho visto commercianti barattare
merci e donne coltivare la terra fertile. Molta vegetazione, vigneti e tanti
ulivi. Sentivo l'odore della mia terra. E quello del mare. Non dovevo essere
lontana da casa, ma chi era quella gente? Qualcuno mi è passato accanto, un
gruppo di uomini, in silenzio. "Migliaia di anni fa c'era un popolo dedito al
silenzio. Nessuno parlava. Mai. Erano gli abitanti della 'città muta". Mio padre
mi raccontava spesso questa favola. E a me piaceva ascoltarla. "La città un bel
giorno è scomparsa" mi diceva mio padre. Per anni e per secoli uomini esperti o
semplicemente curiosi avevano cercato 'la città muta' diventata col tempo anche
invisibile. Io l'avevo trovata. I vasti vigneti producevano il vino Cecubo, nota
bevanda consumata in epoca romana e gli abitanti erano seguaci di una setta
pitagorica che imponeva loro di tacere - aldilà delle necessità fondamentali
della vita quotidiana - persino di fronte alla minaccia dei nemici. Si dice che
sia per questo motivo che quella città fu distrutta da un esercito ostile perché
nessuno aveva potuto dare l'allarme. Le sue rovine riposano, oggi, sotto le
pendici del monte Pianara a Fondi. Forse il mio silenzio ha le sue radici tra
quelle mura ritrovate da alcuni studiosi la scorsa primavera. Mi capita spesso
di ascoltare. Ho sentito che gli spartani vogliono sbarcare sulle nostre coste
attratti dall'oracolo della misteriosa città fondata da Castore e Polluce, come
fece il feroce Enea - e per visitare i resti di 'Amyclae, la città che morì
tacendo' (Lucilio).
Irene Chinappi - Domenica 17 Settembre 2006